Occupazioni e autogestioni. I giorni a scuola prima del Natale

 

Manifestazioni, scioperi, occupazioni e assemblee permanenti, cortei, bandiere e inni contro il governo e l’oppressione scolastica: queste le poche parole per descrivere i mesi di Novembre e Dicembre nelle scuole. Studenti in subbuglio, armati di costituzione e forza di volontà, di legalità e di giustizia. Contro la “Buona scuola” del nostro primo Ministro Renzi si sono scagliati quasi tutti i licei e istituti superiori presenti nel territorio nazionale, tutti con lo stesso obiettivo: quello di riuscire a farsi ascoltare dal governo o, quantomeno, far riflettere il Ministro dell’Istruzione sul perché delle proteste. Da una decina d’anni ormai va avanti il rito dell’occupazione che precede le vacanze di natale e da una decina d’anni il governo si tappa le orecchie sentenziando la solita frase: lasciamogli prendere qualche giorno di ferie in più a questi giovanotti. E anche quest’anno è finita così. Addirittura, il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, Davide Faraone, reputa l’esperienza autogestita al pari, dal punto di vista didattico ed educativo, di una lezione svolta in orario curriculare, dando quasi un tono canzonante e ironico alle proprie parole che, dette da un uomo che riveste una carica istituzionale così importante nel mondo della scuola, tutto possono significare tranne l’accezione che forse voleva dare il sottosegretario.
L’ultima speranza degli studenti era la voce che girava nei corridoi scolastici che riguardava lo slittamento dell’attuazione del disegno renziano, anche questa bruciata via dalle ultime interviste in cui il Primo Ministro affermava chiaramente che entro i primi di Febbraio sarà approvato il famigerato documento riformista.
Anche quest’anno l’armamento degli studenti non è riuscito a scalfire le lunghe e possenti mura insonorizzate di Montecitorio che, imperterrito, ha continuato sulle proprie linee d’azione. Da sottolineare il fatto che lo scopo principale della “Buona scuola” era proprio quello di ascoltare bisogni e problemi di studenti, insegnanti, presidi e di chiunque vive nella scuola e della scuola.

 

Arturo Schembri

associazione-nicodemo, infolio, Favara