Storia di un disservizio: le peripezie per l’acqua di una favarese nel mese di agosto

Immaginate una mattina di alzarvi e, provando ad aprire i rubinetti, trovarli assolutamente prosciugati. Effettivamente dire “immaginate” a Favara potrebbe essere superfluo, dato che lo scenario appena prospettatovi è stato, per molti cittadini, non un’utopia ma una realtà: ci siamo accorti tutti delle mancanze idriche durante la stagione estiva. Se ne è accorta anche una nostra associata che, invece, di aspettare a casa in preda allo sconforto come spesso siamo costretti a fare, ha deciso di mettere le gambe in spalla e sollecitare vivamente quello che, da utente pagante, è un suo diritto. E così ha avuto inizio per la nostra associata una vera e propria settimana di fuoco. Dopo essersi accorta del prosciugamento del monile che non può assolutamente mancare nelle case dei favaresi, “a vasca” per prima cosa ha chiamato Girgenti Acque, che ha risposto asserendo con certezza assoluta che la mancanza era da imputarsi a dei lavori eseguiti nei giorni precedenti che avevano bloccato il servizio di erogazione. Lavori di cui ovviamente nessun utente era stato avvertito e che non c’era poi tanto da preoccuparsi: l’acqua sarebbe arrivata l’indomani, se non a ore dalla chiamata. L’indomani, il nulla. A quel punto, anche il padre della nostra associata perde la pazienza e richiama Girgenti Acque comunicando la sua volontà di inoltrare reclamo: dall’altro lato della cornetta le rassicurazioni: l’acqua sarebbe arrivata l’indomani. Il giorno successivo, ancora nulla. La nostra associata decide allora di recarsi al comune per avere quanto meno delucidazioni e lì trova delle verità sconcertanti: le viene infatti comunicato che la questione non è di competenza del comune (il dirigente che si occupa della questione si è dimesso, ma nessuno ha accettato le dimissioni, per cui: nessuno è di competenza!). Sconcertata decide, il giorno successivo, di recarsi personalmente alle reception di Girgenti Acque. Qui, dopo che le impiegate si sono assicurate con certezza assoluta che gli utenti che avevano davanti erano in regola con i pagamenti, si pongono dubbiose sul garantire un servizio sostitutivo: la famosa “bonza”. L’unica cosa ottenuto è stata una breve conversazione telefonica con un superiore che ha rilasciato il proprio personale numero di telefono, dichiarandosi disposto a fare qualcosa, ovviamente a patto che gli utenti con i quali parlava l’avessero richiamato il pomeriggio. Così hanno fatto, ma a nulla è servito: la siccità è continuata, fino al giorno seguente, esattamente dopo un’intera settimana “a secco”, con l’arrivo della bonza. Perché abbiamo voluto raccontarvi normali fatti di vita quotidiana? Perché, in fondo, in queste storie di normale c’è ben poco.

Maria Grazia Costanza