I voti dei dodici apostoli

vignetta, infolio, favara, associazione-nicodemoVenerdi 26 settembre 2014 all’interno dell’aula del consiglio comunale di Favara, una parte degli appartenenti a tale civico consesso hanno dato vita a uno spettacolo indecoroso. Quello già noto ai più è che l’opposizione al signor Manganella e alla sua azione amministrativa avevano tempo fa presentato una mozione di sfiducia al sindaco. La mozione di sfiducia per essere approvata avrebbe dovuto avere il voto favorevole di 20 consiglieri comunali, ma così non è stato. La cosa che deve subito essere evidenziata è l’enorme partecipazione popolare che si è avuta in quest’occasione, mai a memoria d’uomo, il consiglio comunale è stato presidiato da tanto popolo; ciò a sottolineare lo sdegno che ormai la gente nutre verso l’attuale classe dirigente e la speranza, purtroppo disattesa, che la stessa fosse stata spazzata via dal provvedimento di sfiducia. Dopo una breve introduzione del presidente del consiglio che ha enumerato i punti all’ordine del giorno oltre la mozione di sfiducia, inizia una lunga arringa del sindaco. Manganella parte dagli albori, dalla sua militanza prima nella Fgci e poi nel Pci, passando per tutte le sue esperienze passate di amministratore locale come vicesindaco e come assessore e come consigliere comunale e presidente del voltano, fino ad arrivare all’attuale tanto agognata esperienza di sindaco. I voti, dicevamo dovevano essere 20, ma si sono fermati a 13, uno in più comunque di quelli contrari dei suoi fedelissimi 12. Ergo, l’opposizione è numericamente più forte della maggioranza. Il re è nudo. L’opposizione ha vinto perché ha saputo magistralmente interpretare il malessere sociale che sta vivendo il popolo favarese. Due sono stati gli interventi più toccanti dell’opposizione, quello di Mariella Vella e quello di Antonio Palumbo che ha così spiegato al sindaco il perché la cittadinanza non lo ama: “Sa perché la gente non l’apprezza? Non è per le tasse e per i disservizi, la spiegazione sta nel suo tradimento. Lei ha tradito permettendo a Girgenti Acque di tagliare l’acqua a chi non può pagare, ha tradito non firmando l’esposto contro quell’azienda voluto dal popolo e dal consiglio comunale. Lei ha tradito quando ha modificato il regolamento cimiteriale per avvicinare le salme che già avevano avuto il beneficio previsto dal regolamento e la prima beneficiaria è stata la sua famiglia”. Di contro il sindaco gli ha risposto che dovrà rispondere in tribunale di questa sua ultima affermazione. Il sindaco probabilmente dovrebbe portare in tribunale tutti i circa 35.000 abitanti di Favara! Comunque per dovere di cronaca ecco l’esito delle votazioni: a votare favorevolmente così da porre fine a questa esperienza amministrativa sono stati: Bellavia, Scalia, Lupo, Vella, Sgarito, Lombardo, Broccia, Dalli Cardillo, Bennardo, Fallea, Ceresi, Palumbo, Grova. A votare negativamente: Salemi, Alaimo Paolo, Caramazza, Rizzuto, Nobile, Valenti, Di Stefano, Milioti Giuseppe, Milioti Pasquale, Bottone e Castronovo. Astenuto: Pitruzzella. Assenti: Chianetta, Matina e Crapanzano. Ormai non ci sono più segreti, Favara è ancora nelle mani di Sasà e dei suoi dodici fedelissimi che la mozione di sfiducia ha stanato uno a uno. Infine, parafrasando Victor Hugo, il quale sosteneva che “è dovere degli uomini liberi uccidere i tiranni”, il popolo favarese dovrebbe una volta per tutte “uccidere” il tiranno, cioè questa mala politica, sudicia, che già da tanto, anzi troppo tempo, ha insudiciato e mortificato le loro già misere esistenze.

Vincenzo Cassaro