Crollo nervoso. Piccola guida alla new wave (italiana e non)

“Non sopporto i cori russi, la musica finto-rock, la new wave italiana …”. Eppure, quel Franco Battiato che all’inizio degli anni ‘80 cantava in tutte le radio e tv del Bel Paese questo famosissimo – e, a scanso di equivoci, molto ironico – verso, la new wave italiana (e non) la conosceva molto bene; i suoni sintetici, robotici e perfino etnici dei suoi dischi più famosi risentono senz’altro della “nuova onda” cha da un po’ attraversava il mondo delle sette note, con esiti talvolta radicalmente distanti tra loro, ma sempre non meno che sconvolgenti. Più che di un genere ben definito, si è trattato di un’attitudine, di uno spirito rivoluzionario, anticonformista e creativo che ha scosso dalle fondamenta la musica rock tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80; proprio come il movimento punk, da cui prende le mosse (tant’è che oggi la critica utilizza, in modo quasi interscambiabile con “new wave”, il termine “post-punk”) e alla cui carica iconoclasta e distruttiva ha sostituito una fortissima attitudine alla sperimentazione, mescolando in egual misura innocenza e concettualità, avanguardia artistica e sensibilità pop, diventando spesso e volentieri controcultura. Sotto l’etichetta new wave si catalogano realtà distanti e differenti tra loro come Patti Smith, The Cure, Talking Heads, Joy Division, P.I.L., XTC, Pere Ubu, O.M.D., Human League, Ultravox, Gang Of Four, Television e tantissimi altri; gruppi più o meno famosi, longevi e incisivi, che avrebbero a loro volta dato vita a una serie di correnti musicali e sottoculture come synthpop, gothic (o dark), new romantic e altre, i cui frutti si raccolgono ancora oggi. Sì, perché in quanto attitudine, in realtà la new wave non ha mai cessato di esistere, al punto che anche band attuali come Liars, Strokes, Interpol, Franz Ferdinand e Vampire Weekend (per citarne alcune) possono ancora definirsi tali; chiunque suona in maniera anticonvenzionale rispetto al rock classico e canonico, può essere definito new wave. 
E l’Italia? Dalle nostre parti non si dormiva affatto, anzi. Come raccontato dai tre splendidi documentari della serie “Crollo Nervoso” di Pierpaolo De Iulis, in programmazione aFavara in via San Calogero il 26 aprile, 3 e 10 maggio prossimi durante l’omonima rassegna (vedi programma dettagliato su queste pagine), lo Stivale è stato teatro di alcune delle scene più innovative ed eccitanti della new wave mondiale. Bologna, Firenze e Pordenone sono stati i centri più fecondi, dando i natali a protagonisti di primo piano come GazNevada (la loro “Shock antistatico” è la canzone manifesto di quegli anni), Litfiba, Diaframma, Frigidaire Tango, Underground Life, Stupid Set, Rats; ma anche nomi come Krisma, Faust’o, Garbo, i più celebri CCCP, i napoletani Bisca o ancora i catanesi Denovo (questi ultimi giunti fino al palco di Sanremo), sono stati tutti protagonisti di un’era che oggi viene vista, giustamente, storica. La new wave italiana è stata una parata selvaggia di “geniali dilettanti”, come l’ha definita Giovanni Lindo Ferretti, un mosaico di realtà irripetibili che venivano dalla provincia e parlavano alla provincia con un occhio alla modernità e a una realtà che già si intuiva come “globale”,  declinando il linguaggio internazionale dei cugini inglesi e americani. Nel primo appuntamento di “Crollo nervoso” sentiremo dal vivo alcuni nomi dell’underground contemporaneo: Radical Shit, Stasi e Scia, mentre negli appuntamenti successivi avremo i Plum Suckers, gli Sglipooor’s, rockerduck vinyl dj, danny j, stormer misfit.

Antonio Pancamo Puglia