Alcol e giovani: un problema sottovalutato

Oggi l’alcol è, senza dubbio, la piaga sociale più diffusa a Favara. È destino che ogni epoca storica debba fronteggiare una problematica diversa. Sembra ieri quando in diverse zone di Favara, precisamente nel centro storico, si “spacciava” droga come se nulla fossa. Sono stati tanti i giovani che abbiamo perso a causa di essa. Fino a qualche annetto fa sembrava, invece, esplosa la moda della “canna”, droga leggera per antonomasia, fumata in tutti i vicoli bui del paese col vantaggio di avere un prezzo accessibile e uno sballo immediato. Ma queste trasgressioni, fino a qualche tempo fa, erano roba da soli uomini. Oggi, invece, l’uso dell’alcol sembra mettere d’accordo entrambi i sessi. Perché? Noi abbiamo provato a darci una risposta. L’alcol è un piacer, innanzitutto, legale. Infatti, i prodotti alcolici si possono acquistare e, soprattutto, consumare ovunque e senza dare scandalo ai passanti. Ci si può ubriacare nei bar, in villette private e persino in piazza. La attività commerciali, dal canto loro, hanno fiutato l’affare, abbassando i prezzi delle bevande contenenti alcol, incentivando gli aperitivi (in molto casi sono solo occasione di ubriacarsi sgranocchiando qualcosa) e, pure, inserendo nei tipici distributori di cioccolati e patatine, degli scioppetti di birra che hanno una reperibilità h24. Insomma, per chi si vuole ubriacare la scelta non manca. Basta farsi una passeggiata di Domenica mattina in piazza Cavour o in via Kennedy o alla villetta della Pace per dedurre dai rifiuti lasciati incivilmente per terra, l’enorme quantità di alcol che è stata consumata la sera prima. Tutto qui? Niente affatto. La moda dell’alcol sembra sia sbarcata pure in rete, più specificatamente nei social network. In questi ambienti da un po’ di tempo ragazzi fra i 14 e i 18 anni sono soliti sfidarsi a chi beve di più. Le gare consistono nel bere un quantitativo ben preciso di birra tutto a un fiato o di mischiare diversi tipi di superalcolici. Il tutto viene filmato e postato su facebook senza alcuna privacy sulla performance. Inoltre, se si supera la prova si ha la possibilità di sfidare un altro amico che se non accetta la sfida è vittima di insulti plateali sul social network o deve pagare un pegno. Si sta pericolosamente innescando un meccanismo perverso dove se non bevi “sei fuori”. Si potrebbe arrivare al punto che i giovani abbiano bisogno di assumere alcol come antidepressivo, o per essere accettato dai pari o peggio ancora per sciogliere il ghiaccio durante un esame o nel corso di un appuntamento galante. Tutto questo scempio è eticamente e pedagogicamente inammissibile. Le istituzioni locali dovrebbero spingere a presentare dei progetti anti-alcol nelle scuole magari con l’ausilio di psicologici, sociologi e pedagogisti. Anche le associazioni di volontariato e la politica locale potrebbero spingere per organizzare eventi di sensibilizzazione. A oggi il problema è reale ma la società sembra ignorarlo. 

Daniela Vaccarino