Calogero Marrone: un ‘giusto fra le nazioni’ favarese

I giornalisti Franco Giannantoni e Ibio Paolucci lo hanno definito, nel titolo del libro a lui dedicato, “Un eroe dimenticato”: ed effettivamente sembra che ai più il nome di Calogero Marrone sia praticamente sconosciuto. 
Chi era, quindi, Calogero Marrone? Un favarese ferreo oppositore del Fascismo, la cui vicenda è abbastanza semplice da raccontare quanto piena di coraggio.
Impiegato del comune di Favara, vinse nel 1931 un concorso presso il comune di Varese, dove si trasferì con tutta la famiglia, composta dalla moglie e dai loro quattro figli, per svolgere la mansione di applicato comunale.
Calogero Marrone si distinse subito per le spiccate doti intellettuali e già nel 1937 divenne capo ufficio dell’Ufficio Anagrafe Comunale.
Qualche anno dopo, precisamente nel 1943, Varese diventa, per la sua posizione geografica “strategica” data la vicinanza con il confine svizzero, meta eletta da molti ebrei e da molti antifascisti come “terra di salvezza”: ed è proprio nel 1943 che prende inizio la vicenda di Calogero Marrone che, sfruttando la sua influente posizione di capo dell’Ufficio Anagrafe, decise di rilasciare documenti d’identità falsi che diedero la salvezza a intere famiglie di ebrei, che videro concretizzarsi, grazie a quei documenti, la loro speranza di superare il confine.
L’opera di Calogero Marrone ha, però, vita breve: dopo soli tre mesi dall’inizio della sua opera, qualcuno (probabilmente un impiegato del suo ufficio, ma non è ancora certo) denunciò quanto accadeva all’interno dell’ufficio anagrafe.
Il 31 Dicembre 1943 Marrone ricevette una lettera firmata da Domenico Castelletti, podestà di Varese in quegli anni, il quale lo informava dell’apertura delle indagini a suo carico, della sospensione dall’incarico e della necessità di rimanere a disposizione delle autorità.
Calogero Marrone decise di non sottrarsi al suo destino, che fu tragico: prima detenuto e torturato in diverse carceri italiane, finì la sua vita morendo di tifo il 15 Febbraio del 1945, nel lager tedesco di Dachau.
La comunità ebrea ha riconosciuto a Calogero Marrone, nel 2013, il titolo di “Giusto fra le nazioni”: onorificenza dedicata ai non-ebrei che hanno messo in pericolo la propria vita per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista.
Un altro eroe di origine favarese, la cui discendente diretta, Manuela Marrone, è niente di meno che moglie del padano Umberto Bossi che pure, nonostante questo, e nonostante abbia partecipato in prima persona a eventi commemorativi dedicati al “nonno”, sembra ancora volersi ostinare a non riconoscere che, in fondo, qualcosa di buono la nostra terra riesce a dare.

Maria Grazia Costanza