Il mercato delle braccia umane

Ogni mattina a partire dalle 7 in zona Itria avviene il cosiddetto “mercato delle braccia umane”. Oramai è diventato normale notare a quell’ora decine e decine di migranti pronti a vendere la propria “forza lavoro” nei campi coltivati in cambio di pochi euro. La prassi dell’adescamento è sempre la solita: i caporali passano coi loro furgoncini a scegliere gli operai per una giornata di lavoro massacrante ( ad esempio, tra gli alberi di olivo in questo periodo), i lavoratori più appetibili sono quelli che si sono già procurati a proprie spese il cibo e l’acqua per il pranzo. Stiamo parlando di una manovalanza invisibile e a bassissimo costo, che rifornisce gli agricoltori del posto di manodopera a buon mercato ed esentasse.  Schiavi moderni, sfruttati a cottimo con metodi antichi, che poi tornano nelle loro case, situate per lo più nel centro storico favarese spesso senz’acqua e senza servizi igienici, dove  vivono ammucchiati in 6 o 7 in strutture fatiscenti minacciate dall’imminente arrivo della stagione invernale. Tenere delle persone in quelle condizioni, significa suscitare razzismo ed emarginazione. Una situazione che fa comodo a chi sfrutta queste persone, operando, poi, una concorrenza sleale con chi le regole le rispetta e non sfrutta i lavoratori. Come se non bastasse, oggi i nostri operai, e non solo, vedono nell’immigrato la causa della loro disoccupazione. Ma nessuno si degna di accusare il cosiddetto “padrone” che senza scrupoli recluta i migranti col solo scopo di remunerarli con cifre irrisorie o la politica che non incentiva reali sviluppi lavorativi. Per i corti di memoria vogliamo ricordare che poco più di 50 anni fa i nostri emigrati vivevano in Germania e dintorni in condizioni ancora più disagiate di questi nuovi migrati. Ricordiamo, altresì, che la Germania era stata rasa al suolo dalla guerra, e tutto quello di cui disponevano i nostri ragazzi erano baracche di legno in un territorio dove parte dell’anno le temperature scendevano sotto zero. Vogliamo ricordare ai nuovi razzisti che noi siciliani puzziamo ancora di treno.
È chiaro che è in corso una lotta di classe fra proletariato e sub-proletariato per inquadrare la situazione usando espressioni  tipicamente marxsiste. In questo contesto tutto tace, i partiti politici, i sindacati le associazioni e persino la tanto decantata società civile. Addirittura un immigrato ospite  presso la tenda di Abramo, qualche mese fa, a causa del duro lavoro aveva accusato un malore. Con ogni probabilità il forte caldo e la mancanza d’acqua e cibo avevano sfiancato il giovane immigrato fino allo sfinimento. Successivamente è stato portato all’ospedale e solo dopo l’arrivo di Fra’ Giuseppe si è sottoposto alla dovute cure dei medici. All’epoca solo la consulta giovanile ha avuto la sensibilità di mostrare ufficialmente vicinanza all’ospite del convento, e poi nulla più.
In ogni caso, l’accoglienza made in Italy per i migranti mostra ogni giorno il suo vero volto: un terrificante ritratto che spazza via l’ipocrisia delle parole e sbatte in faccia il dolore e la morte di uno Stato che non c’è.

Pasquale Cucchiara