Raccolta “porta a porta” tra caos ed inadempienze.

Come ben si sa dal 30 Settembre è partita a Favara la raccolta ‘porta a porta’ dei rifiuti solidi urbani.  È stata chiesta alla cittadinanza di depositare i vari sacchi davanti alla propria abitazione dalle ore 20:00 alle 5:00 per poi permettere ai motocarri di passare per le vie del paese e raccogliere i rifiuti. È stato poi richiesto che i sacchi non vengano lasciati per terra affinché non siano preda facile di animali randagi. Sono state escluse, inoltre, le principali vie del paese, Viale Aldo Moro, Via Kennedy, Via IV Novembre e Corso Vittorio Veneto, i cui residenti, per ragioni di ordine logistico, devono continuare a gettare i propri rifiuti nei cossonetti più vicini. È stata svolta una campagna di informazione sia con manifesti che con volantini ed è stato chiesto, in ultimo, uno sforzo civile da parte dei favaresi affinché il tutto proceda senza problemi. È passata poco più di una settimana e i risultati appaiono sconcertanti. In primo luogo, in una qualsiasi città che pensa di cambiare il proprio modo di gestire la raccolta di rifiuti il ‘porta a porta’ è sempre un ‘porta a porta di raccolta differenziata’. In secondo luogo, quando l’amministrazione pensa a far evolvere le cose dovrebbe, quanto meno, farle in modo adeguato. Chiedere ai cittadini di lasciare i sacchi appesi fuori dalle case di certo non migliora le condizioni igieniche né quelle estetiche. Se poi consideriamo l’inciviltà delle persone (non solo favaresi, perché purtroppo l’inciviltà è di chiunque)che, nonostante la richiesta di aiuto affinché tutto proceda per il meglio, continua ad abbandonare i sacchi dei rifiuti in quei punti occupati precedentemente dai cassonetti, allora, il piano non è neanche di facilitazione organizzativa. Una qualsiasi amministrazione che voglia lavorare bene dovrebbe anche pensare di distribuire alle abitazioni, o almeno a piccoli gruppi di abitazioni, dei contenitori in cui gettare i sacchi, ancora meglio se i contenitori fossero diversi per la differenziata e chiedere, semmai, ai propri cittadini di prendersi cura dei ‘propri cassonetti’. Dovrebbe, inoltre, tale amministrazione, distribuire volantini con le istruzione per la differenziata, i vari tipi di sacchetti in cui gettare i rifiuti differenziati (umido, indifferenziata, carta, plastica e alluminio e vetro) e stabilire ogni tanto dei turni di pulizia igienica dei suddetti contenitori. No. La nostra cara amministrazione ha pensato bene di dividere la cosa in due fasi. Prima la raccolta ‘sacco a sacco’, come molti amano definirla, poi, se Favara sarà pronta, con la differenziata. Nessun paese o città è mai pronta alla differenziata. Il dubbio esistenziale se gettare un tovagliolo sporco nella carta o nell’umido metterà in crisi anche il più incallito ambientalista; sapere che i piatti e i bicchieri di plastica vanno gettati nell’indifferenziata perché non riciclabili sarà argomento di pettegolezzo dalla parrucchiera; ricordarsi che la raccolta dell’umido sarà in quei giorni piuttosto che in altri aumenterà il consumo di omega3 per una buona memoria. Si sbaglierà la prima, la seconda, la terza volta, non la quarta. Dividere le due fasi porterà solo a una maggiore confusione. Vogliamo parlare, infine, di quei cassonetti che dovevano rimanere nelle vie principali in cui il ‘porta a porta’ non è in uso? Che fine hanno fatto? Non vedo ordine né pulizia la mattina per Favara, senza considerare zone periferiche del paese in cui cittadini lamentano anche l’assenza di ritiro dei rifiuti. L’amministrazione vagli bene quello che ha messo in atto e conduca una campagna di informazione completa. Volantini e manifesti non sono abbastanza. Le cose o si fanno bene o non si fanno. O Favara si civilizza e va avanti o meglio rimanere nella nostra arretratezza, tertium non datur.