QUANDO MUORE PURE LA SPERANZA : CRONACA DI UN DOLORE CHE NON TROVA VIA DI USCITA.

I tempi in cui viviamo non sono facili. I Mass Media di tutto il mondo ci bombardano di notizie certamente non incoraggianti : crisi bancarie, governi traballanti, potenze pronte all’attacco solo per ricordare il loro strapotere. A queste notizie siamo preparati, poiché nella loro “novità”, hanno il sapore del già sentito. Ma ultimamente, è un’ altra la parola che è sempre più  presente, che ci colpisce e ci scuote fin nel profondo della nostra coscienza : Suicidio. La cronaca nazionale ci informa di uomini che odiano se stessi  al punto di togliersi la vita, trovando la motivazione nella sempre maggiore crisi economica, nella perdita del lavoro, nell’aumento dei fallimenti, nel malessere familiare. Ma cosa spinge un uomo ad abbandonare tutto e darsi la morte? Quali sono gli ultimi pensieri prima di compiere una scelta così drastica e definitiva?  Potremmo citare studi, saggi di luminari, sciorinare dati statistici trovati qua e là, ma non serve farlo.  Vogliamo solo dare luce a questa terribile piaga sociale che si sta propagando a macchia di leopardo, senza nessun controllo. E purtroppo, di questo oscuro male , nel giro di pochi mesi ,anche Favara ne ha pagato lo scotto, perdendo insospettabili suoi figli. Per rispetto dei familiare e del loro dolore perpetuo , non saranno fatti nomi e cognomi perché, oltre ad essere uomini sono stati figli, fratelli, genitori, cugini, cognati ,concittadini. Magari sono state persone che abbiamo incontrato, al panificio o in fila al supermercato,  persone all’apparenza serene ma che maturavano ,dentro di loro, la volontà di farla finita.  Come il sussurro più invitante, strisciava sotto pelle la consapevolezza di non poter più andare avanti , di non trovare una via d’uscita ai problemi che ogni giorno gravavano sull’anima. Forse qual malessere terribile si poteva scorgere guardandoli negli occhi o ascoltandoli più attentamente, ma il tran tran  quotidiano ci impone ritmi esasperanti. E allora quell’ultimo sguardo ai propri cari, un ultimo saluto ai luoghi dell’anima che li hanno visti  bambini prima e  uomini dopo, per poi andare a  scrivere la parola “fine” in quella “natura matrigna” che, muta e silenziosa, ha visto annullare per sempre  la speranza.

 

Valentina Piscopo