Favara al tempo della crisi, Intervista mensile alle professionalizza del nostro paese.

Intervista alle professionalità locali.

Gero Viccica, 50 anni. Ha lavorato principalmente nel settore amministrativo, contabile e finanziario. Inguaribilmente appassionato di cultura e arte, in tutte le sue forme. Ha collaborato (e collabora) attivamente nell’ambito associazionistico, convinto che (a piccoli passi) si possa cambiare la mentalità delle persone nella direzione di una crescente consapevolezza del bene collettivo. Sogna (forse, da troppo) che la propria passione per la fotografia, diventi anche la propria principale fonte di sostentamento.

Lavori attualmente? Che tipo di lavoro svolgi?

«Attualmente lavoro come agente di commercio, per una nota casa editrice che pubblica opere giuridiche, fondamentalmente destinate a professionisti che operano in ambito giudiziario che hanno l’esigenza di seguire prontamente le evoluzioni e mutazioni legislative».

Questo lavoro ti permette di vivere? Da quanto tempo sei precario?

«La difficoltà di un lavoro come questo, consiste nel fatto che la remunerazione è esclusivamente provvigionale. Nessuna retribuzione fissa né alcun rimborso per le spese affrontate. Se a ciò si aggiunge che la critica fase economica che stiamo attraversando incide notevolmente sulle vendite, per quanto mi riguarda, è un lavoro che fatico a definire come soddisfacente dal punto di vista del sostentamento. Peraltro, l’imposizione fiscale è piuttosto pesante anche in caso di reddito minimo. Da ciò ne consegue la percezione di uno Stato che adotta una politica punitiva nei confronti di chi rispetta le leggi. E, sempre più spesso, ciò che “guadagno” non è sufficiente a far fronte agli adempimenti fiscali, fino a ritenerli una sorta di ingiusta e iniqua estorsione. Tanto da (quasi) invidiare chi lavora in “nero”».

Quali misure dovrebbe attuare l’attuale governo per arginare il precariato?

«Non sono un esperto di politica economica. Ma credo si possa fare qualcosa soprattutto in termini di alleggerimento fiscale. Poi, ovviamente, bisogna distinguere tra precariato buono e non (tipo, quello improduttivo, finanziato impunemente e senza criterio, per anni, dalla Regione Siciliana). Bisogna creare gli strumenti in modo da incoraggiare le aziende ad assumere. E, altra grave questione, è irrinunciabile dare una chance anche ai lavoratori che hanno la mia età. L’età sembra trattata come un handicap, dal mercato del lavoro. Ed è molto triste e ingiusto. Anche perché, solitamente, si tratta di persone che hanno notevoli esperienza e capacità di apprendimento.

Come vedi il futuro?

«Non sono molto ottimista. Il nostro, non sembra un Paese normale. In trent’anni di personale politica consapevole, l’ho sempre visto come una barca colma di navigatori che hanno colpevolmente dimenticato i remi. Non è solo colpa dei politici, sia chiaro. Lo è certamente, nella misura in cui sanno di promettere miracoli. E, si sa, i miracoli non esistono. In particolare, è la Sicilia che non sembra voler invertire la tendenza. Deteniamo i peggiori record della nazione. Abbiamo tesori naturali e artistici incommensurabili e non ce ne curiamo abbastanza. Anzi. E, ormai, sembriamo davvero allo sbando. Preso atto che chi deleghiamo ad amministrarci, non lo fa. E sembra tutto affidato alla buona volontà dei pochi cittadini che si rimboccano le maniche. Ma, questo, potrebbe essere un buon segno di rinascita».

Rosalva Contrino